Archive for 'Frammenti'

Nuovo Blog!

 

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Il blog si è trasformato in nuovo progetto! Continuate a seguirci su Chasing Life and Reading Books !

Posted on 11 ottobre '15 by , under Frammenti. No Comments.

Universi paralleli

Abbiamo un problema e si chiama universi paralleli.

Almeno una volta nella vita ci siamo scoperti a immaginare come sarebbe stato se/come potrà andare se. Io è una vita che passo il mio tempo a guardare il soffitto dell’universo dei what if. Il disco rigido del mio cervello si incanta e lancia continuamente filmati di come avrei potuto agire diversamente in una situazione, usare parole diverse, e i film vengono inevitabilmente riavvolti, le scene tagliate, le battute modificate. E’ un piacere trovare un confortevole rifugio in questo tipo di universi, in cui siamo essenzialmente noi i burattinai, noi che muoviamo le pedine come più ci piace. In un battito di ciglia, anche l’esperienza sessuale più sbagliata, la relazione più tossica, il rifiuto più doloroso possono trasformarsi in un cigno, se ci troviamo nel nostro universo parallelo. Il mio per esempio ha il pavimento fatto di copertine dei miei dischi preferiti e le canzoni partono in automatico a seconda del caso. Siamo esseri fatti di ricordi, pulsioni e sensi di colpa. La mia collezione di sensi di colpa è abbastanza ricca, sono tutti raggruppati in scaffali impolverati perchè è più comodo non rispolverarli e mostrarli a nessuno, anche se ogni tanto faccio ordine e qualcuno di loro mi cade in testa come un pesante libro. Penso che sia il loro modo di volermi aprire la mente, martellandola fino a che non ne esce un po’ di senno.  La maggior parte delle volte però non esce nulla dalla zucca, oppure solo materiale per farcire le pagine di questo blog.
Per quanto adori il mio universo parallelo con tutte quelle copertine colorate, si tratta di un inganno. Voler dare un finale diverso agli eventi non li cancella, non ci rende migliori, è semplicemente acqua passata. Vuoi rimanere li davanti a guardare tutta quell’acqua o vuoi guardare dentro al tuo universo reale? E con reale non intendo dire che sia meno o più autentico, dico solo che è l’universo in cui la tua vita deve crearsi una strada. Ora. No linee parallele.

Wake up and smell the shit around you.

E con questo vi lascio al vostro Halloween.

La Fenice Viola

Posted on 31 ottobre '13 by , under Frammenti. No Comments.

I needed to stop being what everyone thought I was.

Il mio rapporto con la scrittura è sempre stato complicato. Non sono mai stato molto bravo con i fatti, a trasportare nel mondo reale ciò che provavo, considerando i miei sentimenti come concetti a priori che avrebbero scatenato il panico una volta attraversato il Velo. Nella mia testa tutto è continuamente plausibile e in potenza, come in un sogno, quando non ti fermi a pensare perché tu stia lanciando dei dadi sospeso su di una foglia autunnale, lo fai e basta, aspettando il verdetto.

Mi sono sempre ritenuto più capace a trasformare in parole quello che provo. C’è chi dice che sia terapeutico, che l’elaborazione non possa nuocere, ma in realtà ne ho sempre avuto un po’ il timore. I ricordi, i sentimenti e le angosce prendono vita nelle nostre menti, intrappolati tra il passato e il futuro, ma il presente danza come un artista impazzito circondato da tele, vorticando con i pennelli in mano e aggiungendo sfumature di colori a seconda del tempo, o spirali vorticose quando il nostro cuore accelera o manca un battito. Scrivere definisce tutto, arresta il momento, crea un punto fisso dal quale non possiamo sottrarci, e io e le definizioni non siamo mai andati d’accordo.

Molto è cambiato, eppure ho procrastinato, atteso che il vento dell’Ovest portasse la pioggia, che l’autunno strappasse via i colori dell’estate, chiudendo il sipario e attendendo che lo spettacolo finisse, per riaprirlo sul palco spoglio, pronto per rivestire un altro ruolo. “Tutti nascondono la loro vera natura”; non ricordo quando ho iniziato a condividerne il significato, a pensare che fosse legittimo. Che mondo sarebbe se sanguinassimo rimpianti sul marciapiede, piangessimo sotto gli alberi, baciassimo gli sconosciuti spinti dal desiderio, esponessimo ogni singolo frammento della nostra personalità? Copriti con un mantello, indossa le tue maschere, ogni persona richiederà che tu ricopra un ruolo. Continueranno a definirti, fino a quando i frammenti non saranno sempre più sottili. “Le persone vanno e vengono, e spesso ci sentiamo come tele esposte, bianche, che anelano la pennellata fugace di qualche distratto passante, per poi attendere che il colore ingiallisca, dimentico del nome dell’artista di passaggio.” Questo è quello che pensavo alla nascita di questo blog, e parte di me lo pensa ancora.

Ma prova a trovare l’eccezione, chi anche solo per un attimo veda oltre le maschere. Vorrai tenerle comunque con te; non fa male sognare ma, quando non lo si fa da soli, c’è sempre qualcuno che si sveglia prima di un altro. Ma non crogiolarti nel voler mutare un rimpianto in ricordo, palmo a palmo, pelle contro pelle, calore di un corpo che discioglie il gelo. Forse è il destino di molti, alla fine diventeremo obsoleti, fatti di carne e rimpianti.

Odio le definizioni per la mia incapacità di fornirne di univoche. E così ti ho chiamato “casa”, “amico”, “ritorno”.

Odio le mie maschere e la velocità della gente nell’abituarsi ad esse. Eppure non sono sicuro di chi sarei adesso se non avessi mai mandato in frantumi lo specchio. Avrei saputo impersonare la “forza”, il “distacco”, il “perdono”?

Trova le eccezioni, chi riesca ad avvicinarsi ai frammenti senza paura di tagliarsi. Non serviranno definizioni, né maschere.

Il temporale continua con il suo richiamo. Il vento dell’Ovest reclama ancora un cambiamento, una fuga. Ma ormai è tutto nero su bianco. Per questa notte sarò io, fragile, spogliato dalle parole. Tornerò a indossare le maschere, ma forse non lo farò per me stesso. Grazie.

If every life is a river, then it’s little wonder that we do not even notice the changes that occur until we are far out in the darkest sea. One day you look around and nothing is familiar, not even your own face.
My name once meant daughter, grandaughter, friend, sister, beloved. Now those words mean only what their letters spell out; Star in the night sky. Truth in the darkness.
I have crossed over to a place where I never thought I’d be. I am someone I would have never imagined. A secret. A dream. I am this, body and soul. Burn me. Drown me. Tell me lies. I will still be who I am.”

Posted on 21 ottobre '13 by , under Frammenti. No Comments.

Presagio

Inaspettato, irrompe giù dal cielo sul mio corpo.
Ogni azione sembra disperdersi, ogni respiro annullarsi, soffocato dall’aria cupa dei ricordi.
Pensavi di essere l’unica ad osservare il mondo? Distaccata ed eterna, anziana ricoperta di stracci, sotto quale forma ti presenterai la prossima volta?
C’era un uomo appeso a quell’albero battuto dal vento.
Io a me stesso, costretto all’albero che nessun uomo conosce nelle radici del suo essere. Ma non scorgo segni nell’abisso, nessuna runa che mi porti saggezza, benessere, libertà.
Sento il latrare dei cani all’incrocio..

Io sono la Scrofa che divora i suoi piccoli.
Sono l’Anziana ricoperta di stracci che sta seduta al telaio.
Sono la vergine, la madre e la fine.
Sono la sposa che sacrifica il Consorte per dare la vita.
Tre candele sull’altare del tempo mi celebrano.
In una notte come questa hai chiamato il mio nome.
Il dito bruciato dal peso delle promesse, gli occhi vuoti, lo specchio infranto.
Cosa avevi visto nelle increspature dell’acqua?
Mi hai chiesto il dolce farmaco, ti ho mostrato la strada.
“C’è un uomo appeso a quell’albero battuto dal vento. Ferito dalla mia spada, io a me stesso, costretto all’albero che nessun uomo conosce”.
Ma Colui che torna non è colui che è partito.
E tornerò con la mia maschera preferita:
lo spettro di quella notte che t’appartiene.

Posted on 15 febbraio '13 by , under Frammenti. No Comments.

Once upon a time…

C’era una volta un blog senza troppe pretese, se non quella di condividere gli sfoghi di due amici, due autori e personaggi costantemente intrappolati nelle fitte trame delle loro narrazioni. C’era la voglia di creare e nutrire un progetto da tempo sognato, ma che non erano mai riusciti a concretizzare come volevano, rapiti costantemente dai tranelli che Ananke poneva sul loro cammino. A distanza di un anno dall’ultimo post, per quanto le nostre strade a tratti si siano divise, abbiamo fatto ritorno qui, nostalgici e con la voglia di ricominciare. La terra ha tremato, molto è stato guadagnato e perso, ma l’amicizia che condividiamo, le nostre idee, passioni, sono state ancore contro la marea improvvisa, che tutto travolge, cancellando i sogni fugaci disegnati sulla sabbia.

Tornare a mettere le mani su questo progetto, farlo crescere, è la nostra sfida , la nostra forma di ribellione contro tutto quello che incontriamo nel nostro cammino.

C’era una volta un ragazzo. Non era un principe, non era conosciuto per il suo buon cuore o i suoi alti valori.

C’era una volta una ragazza. Non era una principessa, né la purezza del suo cuore incantava unicorni e ogni forma di vita, e per principio non si sarebbe fatta salvare da nessun principe.

Questa non è una favola dal lieto fine assicurato, ma in ogni storia si compie un viaggio. Questa è la nostra storia, a singhiozzi, schizofrenica, altalenante, bipolare e priva di morale. Forse insieme ne capiremo il significato.

Posted on 16 gennaio '13 by , under Frammenti. No Comments.

Dentro a ogni notte c’è un personaggio e un autore. Parte 1

Ci riunivamo in quel teatro di notte, quando il resto della città dormiva. Smessi i panni di insegnante d’inglese, di studente universitario, di avvocato, ne vestivamo di altri, più comodi, lasciavamo che i nostri demoni uscissero allo scoperto come per la notte di Halloween, come nelle feste dionisiache e come nel Carnevale.

Non si trattava di maschere, ma di un entrare in contatto con ciò che di giorno tenevamo nascosto, chi per paura, chi per comodità, chi perchè è così e basta.

Potevamo scegliere di essere qualsiasi personaggio, in quel luogo sospeso tra spazio e tempo.

La notte implorava di essere vissuta, la luna chiedeva di restare. Quella notte, il mio osservare in silenzio fu interrotto da Carmen che aveva iniziato a suonare una sorta di arpeggio avvolgente. Le sue dita accarezzavano dolcemente le corde producendo qualcosa di raffinato da quell’insieme di legno e nylon. Marina rideva e danzava felice come una bambina, senza curarsi della musica. Davide vestiva i panni di una moderna Lady Macbeth.

Incontrandoci alla luce del giorno, avresti potuto pensare che fossimo persone comuni, convenzionali, che si alzano presto per andare chi al lavoro chi in facoltà. Tuttavia di notte in teatro, amavamo slegarci da quella corda troppo stretta che è la quotidianità, o che forse più semplicemente siamo noi stessi.

Uscire da se stessi apre un milione di strade, sta a noi scegliere.

Posted on 25 dicembre '11 by , under Frammenti. No Comments.

For every devil under the sun.

Quando ero piccolo mia nonna mi insegnava a confezionare sacchettini con rosmarino e malachiti, per tenere i temporali lontani dalla casa; latte e miele aiutavano la concentrazione e alleviavano i piccoli malanni di stagione; la buccia di una mela gettata a galleggiare nell’acqua sotto i raggi del plenilunio avrebbe mostrato le iniziali della persona a noi destinata; un ragno prima della mezzanotte portava guadagno, il canto insistente dei grilli dopo la mezzanotte scandiva l’orologio della vita, rintocchi che portavano via una persona cara.

Ma non conosco nessun rimedio per tenere lontano il tuo ricordo. Ho provato con il sale, a cospargere porte e finestre della mia mente con olio di menta piperita, per scacciare i ricordi indesiderati come fossero venditori ambulanti di sogni infranti. Sulla riva del fiume le nostre anime vanno a caccia dell’unico sasso bucato, da gettare nella corrente per liberarsi da ciò che le tormenta. Le nostre mani scavano nel passato sulla riva del fiume incessante del tempo, che tutto travolge, senza attendere che la persona sia realmente pronta.

Mi hai portato tu fin qui, oscurando la mia vista in uno strano gioco di malizia e fiducia. Ma ora tendo la mano fredda verso il buio, al centro di una radura in pieno inverno, dove gli alberi sembrano sospirare cantando canzoni in una lingua che non conosco, ma che ricorda tutto del nostro viaggio.

Come tornerò indietro? Raccolgo una foglia; il vento è propizio, quello dell’ovest. Apro le dita, e lascio che la corrente la trasporti. Troverà la via di casa.

For every evil under the sun,
There is a remedy, or there is none;
If there be one, try and find it,
If there be none, never mind it.

Posted on 11 dicembre '11 by , under Frammenti. No Comments.

Malfunzionamenti che ti accorgi di avere.

Dell’essere bambini si dice in giro che dovremmo conservare una cosa: la meraviglia.

Cosa ho conservato io? Lo stesso atteggiamento che porta un bambino a desiderare ardentemente un giocattolo, il quale dopo poco tempo finisce per essere buttato nella cesta insieme a tutti gli altri. Ecco, io sono una che si stufa. Posso innamorarmi a prima vista di oggetti animati e inanimati, e dopo averli consumati inizio ad annoiarmi e allontanarmi. Il problema è che è un malfunzionamento intrinseco, non nasce da voglia di fare del male o cosa. Semplicemente accade.

Quando un bambino cresce ricorda con piacere i propri giocattoli, non li ha dimenticati. Da adulto potremmo beccarlo a desiderare di giocarci ancora.

Per quanto mi possa stufare, nemmeno io mi dimentico delle fissazioni, e posso dire che riscoprirle a distanza di tempo non è affatto male.

Posted on 9 dicembre '11 by , under Frammenti. No Comments.

Show me the river

Mi sveglio ogni giorno accanto al mio corpo freddo, avvolto dalla nebbia densa dei “se”. Ti hanno rubato l’ombra, lo sapevi? Vaga per la terra desolata, in attesa del ritorno. Versa le libagioni, attendi l’attimo in cui udirai la voce dall’altra parte del Velo. La voragine si nutre di sogni, scappa per il labirinto dell’essere, lancia una moneta ad ogni bivio, non importa. Ti raggiungerà come la marea di sospiri che hai lasciato sulle lenzuola, ora fredde e distanti.

I grilli in lontananza scandiscono il tempo, Parche invisibili che bisbigliano al tuo orecchio. Presto, l’ultimo inganno; stenditi, metti i piedi al posto della testa, la Morte passerà oltre, non ti riconoscerà.

E continuerai a vagare, senza meta, solo per protrarre il tuo viaggio.

Ti hanno rubato l’ombra, lo sapevi? L’ho inchiodata alla parete, insieme alle immagini dei tuoi “se”.

“I’ve been a traveler of far away lands

I’ve got love on my mind. but death on these hands

come homeward angel, show me the way

or will fate leave me dead in the tracks where I lay”

(Show me the river, Eastmountainsouth)


Posted on 18 novembre '11 by , under Frammenti. No Comments.

Leave my body. Or stay.

Sigillati nei nostri corpi che ci appaiono ora terra senza confini, ora macchia sporca e scomoda. Di sera, di fronte a un bicchiere riempito di rosso, i demoni vengono a farci visita e a giocare a palla con i sensi di colpa, come vecchi amici. E il corpo diventa carne da dare in pasto ai miei demoni. Le loro braccia mi trasportano in angoli che non conosco (sono ancora dentro al mio corpo?).

E avevamo freddo ed eravamo chiari, senza colori sulla pelle. Eravamo leggeri e sottili come la carta, e tuttavia lo sai che la carta è tagliente come la lama di un bisturi. Siamo come alberi le cui foglie hanno scelto il suicidio d’autunno. E i rami rimangono nudi, come statue di marmo greco che non sentono il tempo.

Sono nata sotto una nuvola grigia,  sarai abbastanza forte per rimanere ad affrontare il temporale o fuggirai?

 

Posted on 12 novembre '11 by , under Frammenti. 2 Comments.

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